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Nella tela e oltre la tela: territori urbani indefiniti, dedali di periferie che diventano luoghi emozionali, viaggi reali per esplorazioni intime.
*Venerdì 30 settembre e sabato 1 ottobre*, Francesco Barbieri presenta una selezione della sua produzione pittorica, passando dai lavori più classici fino alla serie delle Megalopoli e dei Paesaggi mentali. A completamento della mostra saranno presenti anche alcuni pezzi unici di arredo realizzati in collaborazione con l’artigiano-designer ALTROPROGETTO (Fabio Bertini).

Francesco Barbieri – SOLOSHOW / 30 settembre – 1 ottobre 2016
VIACAVOURCINQUANTASETTE / Via Cavour, 57 – Pisa

Dai luoghi urbani alla tela, dal mondo verso se stesso e, all’inverso, dallo spazio interiore al mondo: le opere di Francesco Barbieri (Pisa, 1976) rifrangono il proprio io tra le tentacolari topografie metropolitane, adattandolo alle improvvise sterzate architettoniche, planando sulle silhouettes geometriche infrastrutturali, spalmandolo nelle campiture cromatiche di cieli talvolta accoglienti, altre volte crudelmente psichedelici. Artista autodidatta, Barbieri ha formato il proprio sguardo ed esercitato la propria gestualità artistica sui muri delle città europee e americane dove ha girovagato, lasciandovi la sua firma come graffiti writer. Da queste immersioni urbane ha assimilato i mood dissonanti delle città, mosso da un’attrazione viscerale che, come un richiamo di riconoscimento identitario, lo ha spinto a far sue le periferie e i paesaggi industriali, entrando in sintonia con quel frastuono tipico dei luoghi ai margini che trasforma la sensazione di malinconico svuotamento in uno spazio creativo e immaginario che rivendica attenzione e amorevole ricostruzione.
Se da un lato l’attività di graffiti writing – intesa come azione di deposito di una traccia di sé nel mondo – , oggi può essere considerata conclusa, dall’altro Francesco Barbieri ha introiettato quella specifica esperienza fatta di atmosfere dense di grigio/muro e nebbia, di argento/metallo/sole, di nero/cavo, di rosso/ruggine, di azzurro sparato/cielo/pozzanghera, di verdegiallo/erba acida, traducendo poeticamente su tela (ma anche su legno, come negli arredi realizzati in collaborazione con l’artigiano-designer ALTROPROGETTO) quelle suggestioni formali e cromatiche, quelle asperità sconnesse e stratificate delle superfici architettoniche, quegli odori misti di aria consumata, bagnata e rigenerata, attraverso una gestualità pittorica in cui risuonano le vibrazioni sghembe dell’anima, tra eccitazione esistenziale, momenti di solitaria alienazione ed estatiche attese.
Le sue tele, però, spingono oltre la visione intimistica del paesaggio urbano (non importa che tragga ispirazione dal mondo occidentale o da quello orientale) e superano il fascino seduttivo della distopia. Con i suoi tratti decisi, realizzati con le tecniche più varie, e con le sue armonie e disarmonie cromatiche, Francesco Barbieri ci racconta anche la storia di un mondo contemporaneo in profonda mutazione, dove le città esplodono sul territorio, dove l’industrializzazione e la cementificazione erodono il contatto con il mondo naturale, dove la dispersione insediativa contribuisce e creare luoghi privi di identità. Questo abitare caotico sulla Terra riflette anche i sentimenti di crisi individuale, di solitudine, di incertezza, di euforie miste a disperazione che ammantano la società globale.
Ed è guardando attraverso le sue opere che riusciamo a comprendere visivamente e ritmicamente le assonanze e le discordanze delle sue sinfonie urbane, accordandole alla magica imprevedibilità della nostra esistenza.

Elena Marcheschi

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