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“Guerra D’ Inverno”, 80×80 cm, mixed media on canvas, 2016

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“VELOCE! Verso Quel Cazzo Di Futuro”, 80×80 cm, mixed media on canvas, 2016

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“L’ Esaltazione Data Da Un’ Idea Pericolosa”, 50×70 cm, mixed media on canvas, 2016

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“This City Needs Graffiti (Corrosion Of The Public Space)”, 70×100 cm, mixed media on canvas, 2015

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“Komendanstkij Prospekt”, 80×80 cm, mixed media on canvas, 2013-2016

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“Rapsodia In Nero”, mixed media on canvas, 70×100 cm, 2016

Solo Show @viacavourcinquantasette home-gallery

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Nella tela e oltre la tela: territori urbani indefiniti, dedali di periferie che diventano luoghi emozionali, viaggi reali per esplorazioni intime.
*Venerdì 30 settembre e sabato 1 ottobre*, Francesco Barbieri presenta una selezione della sua produzione pittorica, passando dai lavori più classici fino alla serie delle Megalopoli e dei Paesaggi mentali. A completamento della mostra saranno presenti anche alcuni pezzi unici di arredo realizzati in collaborazione con l’artigiano-designer ALTROPROGETTO (Fabio Bertini).

Francesco Barbieri – SOLOSHOW / 30 settembre – 1 ottobre 2016
VIACAVOURCINQUANTASETTE / Via Cavour, 57 – Pisa

Dai luoghi urbani alla tela, dal mondo verso se stesso e, all’inverso, dallo spazio interiore al mondo: le opere di Francesco Barbieri (Pisa, 1976) rifrangono il proprio io tra le tentacolari topografie metropolitane, adattandolo alle improvvise sterzate architettoniche, planando sulle silhouettes geometriche infrastrutturali, spalmandolo nelle campiture cromatiche di cieli talvolta accoglienti, altre volte crudelmente psichedelici. Artista autodidatta, Barbieri ha formato il proprio sguardo ed esercitato la propria gestualità artistica sui muri delle città europee e americane dove ha girovagato, lasciandovi la sua firma come graffiti writer. Da queste immersioni urbane ha assimilato i mood dissonanti delle città, mosso da un’attrazione viscerale che, come un richiamo di riconoscimento identitario, lo ha spinto a far sue le periferie e i paesaggi industriali, entrando in sintonia con quel frastuono tipico dei luoghi ai margini che trasforma la sensazione di malinconico svuotamento in uno spazio creativo e immaginario che rivendica attenzione e amorevole ricostruzione.
Se da un lato l’attività di graffiti writing – intesa come azione di deposito di una traccia di sé nel mondo – , oggi può essere considerata conclusa, dall’altro Francesco Barbieri ha introiettato quella specifica esperienza fatta di atmosfere dense di grigio/muro e nebbia, di argento/metallo/sole, di nero/cavo, di rosso/ruggine, di azzurro sparato/cielo/pozzanghera, di verdegiallo/erba acida, traducendo poeticamente su tela (ma anche su legno, come negli arredi realizzati in collaborazione con l’artigiano-designer ALTROPROGETTO) quelle suggestioni formali e cromatiche, quelle asperità sconnesse e stratificate delle superfici architettoniche, quegli odori misti di aria consumata, bagnata e rigenerata, attraverso una gestualità pittorica in cui risuonano le vibrazioni sghembe dell’anima, tra eccitazione esistenziale, momenti di solitaria alienazione ed estatiche attese.
Le sue tele, però, spingono oltre la visione intimistica del paesaggio urbano (non importa che tragga ispirazione dal mondo occidentale o da quello orientale) e superano il fascino seduttivo della distopia. Con i suoi tratti decisi, realizzati con le tecniche più varie, e con le sue armonie e disarmonie cromatiche, Francesco Barbieri ci racconta anche la storia di un mondo contemporaneo in profonda mutazione, dove le città esplodono sul territorio, dove l’industrializzazione e la cementificazione erodono il contatto con il mondo naturale, dove la dispersione insediativa contribuisce e creare luoghi privi di identità. Questo abitare caotico sulla Terra riflette anche i sentimenti di crisi individuale, di solitudine, di incertezza, di euforie miste a disperazione che ammantano la società globale.
Ed è guardando attraverso le sue opere che riusciamo a comprendere visivamente e ritmicamente le assonanze e le discordanze delle sue sinfonie urbane, accordandole alla magica imprevedibilità della nostra esistenza.

Elena Marcheschi

Painting and drawings from the show “1984. Evoluzione E Rigenerazione Del Writing” @Galleria Civica di Modena

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Francesco Barbieri + EGS

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“Obsession n.2 (Paesaggio Mentale)” mixed media on canvas, 80×80 cm, 2016

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“Obsession n.4 (Paesaggio Mentale)” mixed media on canvas, 80×80 cm, 2016

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“Obsession n.3 (Paesaggio Mentale)” mixed media on canvas, 80×80 cm, 2016

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“Obsession n.5 (Paesaggio Mentale)” mixed media on canvas, 80×80 cm, 2016

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“Territory”, mixed media on hand-made paper, diameter 35 cm, 2016

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“It’s Good To Be Here”, mixed media on hand-made paper, diameter 35 cm, 2016

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Intervista su Collezione Da Tiffany

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Nicola Maggi mi ha intervistato per Collezione Da Tiffany, qua sotto trovate l’articolo:

http://www.collezionedatiffany.com/il-blues-suburbano-di-francesco-barbieri-2016/

1984. evoluzione e rigenerazione del writing @Galleria Civica di Modena

I’ll be there, together with those amazing artists!

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1984. EVOLUZIONE E RIGENERAZIONE DEL WRITING
a cura di Pietro Rivasi
dal 23 giugno al 18 settembre 2016
Galleria civica di Modena, Palazzina dei Giardini, corso Canalgrande
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The exhibition will provide a panorama of the multifaceted evolutions of street art, focusing on some of its most significant exponents, such as Taps & Moses™, Olivier Kosta-Thefaine and the PAL Crew, groups that are laying down the future aesthetic and theoretical bases of this form of expression.

Great importance to the most controversial aspect of street art: “non-commissioned interventions” in public spaces. Thanks to a strong presence of photographic materials and video, the spectator will be literally projected into the reality experienced by the artists themselves.

The exhibition is accompanied by a catalogue of which the layout and print are curated by Luca Lattuga of Anonima Impressori, featuring the texts by Pietro Rivasi, Jacob Kimvall, Jens Besser and Pierpaolo Ascari.

Artisti in mostra / Artists on show:
Francesco Barbieri
BB’S
Matteo Ceretto Castigliano / CT
Cony, Horfee, Saeio / Pal Crew
Egs
Fra32
Olivier Kosta – Thefaine
Sauli Sirviö
Moses & Taps™
Zelle Asphaltkultur
installazione video a cura di / video installation curated by Spraytrains.com

organizzazione e produzione / organization and production: Galleria Civica di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena in collaborazione con / in collaboration with Biblioteca civica d’arte Luigi Poletti di Modena, Associazione Aemilia, Spraytrains, Clash Paint

Info: http://www.comune.modena.it/galleria/mostre/1984.-evoluzione-e-rigenerazione-del-writing

Paintings and drawings from my last solo show “Mirrored Identity – after Nanjing” @GalleriaLaLinea

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“Correnti Sommerse”, 140×170 cm, mixed media on canvas, 2016

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“Safe From What”, 70×100 cm, mixed media on canvas, 2016

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“Città Di Concentramento”, 70×100 cm, mixed media on canvas, 2016

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“L’Isola Di Cemento”, 70×100 cm, mixed media on canvas, 2016

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“The Taste Of Your Lips”, 70×100 cm, mixed media on canvas, 2016

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Gallerist Matteo Scuffiotti chilling with my series “Megalopoli”

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“Colonizzare Il Cielo”, 150×100 cm, mixed media on canvas, 2016

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“Lo Svincolo”, 146×99 cm, mixed media on canvas, 2016

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“Black Bright Cut”, 70×100 cm, mixed media on canvas, 2015

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“La Montagna Viola”, 50×70 cm, mixed media on canvas, 2015

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“Sun Of Freedom”, 60×80 cm, mixed media on canvas, 2015

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“Watching The Trains In China”, 60×80 cm, mixed media on canvas, 2015

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“Permanent Symbolic Guerrilla”, 32,5×32,5 cm, mixed media on paper, 2015

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“Il Punto Dove Il Sole Sorge”, 32,5×32,5 cm, mixed media on paper, 2015

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“Portrait Of Nanjing”, 32,5×32,5 cm, mixed media on paper, 2015

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“Global Control Society”, 32,5×32,5 cm, mixed media on paper, 2015

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“Anonymity Of A Mask”, 40×40 cm, mixed media on paper, 2015

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“Portrait Of Shanghai”, 40×40 cm, mixed media on paper, 2015

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“Wanjing Soho”, 40×40 cm, mixed media on paper, 2015

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“Portrait Of Wuxi”, 40×40 cm, mixed media on paper, 2015

Wuxi Museum

Tomorrow will open the group show of the artists of the Jingling Program at the Wuxi Museum in Wuxi, China. The exhibition includes also some of my works done during my artist residence in Nanjing.

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“IDENTITA’ RIFLESSA dopo Nanjing” (“MIRRORED IDENTITY after Nanjing”)

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opening: 14th may 2016 h.18.00
Galleria La Linea, via Mazzini 21, Montalcino (SI), Italy
www.gallerialalinea.it

MIRRORED IDENTITY – After Nanjing

“I didn’t know it before, but I’ve always painted Chinese cities.” That’s what Francesco Barbieri told me when his residency at Nanjing University was coming to an end. This insight – an “epiphany” of some sort – not only provides us with privileged access to the works included in this exhibition, but also illuminates Barbieri’s overall artistic evolution. This “maieutic journey,” whereby Barbieri has discovered what was already there, is in effect an important turning point in his career. Since then, he has found a synthesis between his two souls, the graffiti writer and the painter, and discovered his truer and strongest voice.
In his journey so far, Barbieri has followed a trajectory that is as unique and authentic as his results are. By going in the opposite direction of the majority of those also involved in post-graffitism, he refused to capitalize on his “street credit.” He opted for a fresh start and began an artistic trajectory ex-novo. This was not an easy choice: Barbieri had to confront many difficulties in adapting to a new artistic identity, a different context of exhibition, and a change in medium and preferred techniques. And yet, he has found his ways to overcome those difficulties, coming to full circle as an artist.
Through an in-depth study of the Chinese metropolis, Barbieri has explored in real life the world he imagined in his paintings: fast trains cutting like sharp blades through smoky urban territories, where overhead cables hanging from electric poles connect like ghostly hair menacing skyscrapers. But in his production after Nanjing, for the first time, historical buildings also appear: pagodas, temples, and ancient towers peek in and interrupt the post-industrial skyline. We are beyond the dystopia: now, we live in a world that is more complex, where tradition and modernity are in dialogue, light coexists with darkness, and life as nature not only reveals itself within the interstices of the spectral city, but sometimes dominates it.
By walking through the streets of China, Barbieri has faced his own duplicity. In the walls of Nanjing, Beijing, Shanghai, and Wuxi he has seen his own reflection, but did not fall into Narcissus’ trap. Rather than losing himself, he has brought back into the studio his alter-ego. From this uncanny meeting with a familiar “stranger,” he has learned much about himself and his art. His artisticc view has become wider, his style braver, and his pictorial gesture firmer. In his journey through an alien culture and through his different voices, Barbieri has found the fundamental note that harmonizes all the complex and polyphonic melodies simultaneously resonating in his individual personality. Now, his hand can hold a paintbrush as if it were a spray can, and vice versa. As a prophecy of this newly found unity, a calligraphy of his name — though in Chinese and not in the style of graffiti – appears in one of the paintings included in this exhibition. An amphibious creature, Barbieri has discovered that he can breathe on dry land and underwater.
Conceived by a littoral being, his works are forms of expression lying “in between,” joining different domains and spheres: art and life, the studio and the city, the gallery and the street. Barbieri’s works emerge from his dialogue with all these contexts. Such a dialogue exceeds the contemplative or metaphoric dimensions, and becomes material, influencing not only the meaning but also the very constitution of his pieces. Barbieri practices the urban spaces surrounding him, and interact with his fellow travelers. He literally brings back to his studio parts of the city: interstitial elements like cans of house paint abandoned around construction sites or tears of ripped billboards, and nobler components such as fine grained paper or even artworks, which all appear in his production.
Rather than representing accurately a place, which is always imagined and often deconstructed in his works, Barbieri’s paintings symbolize and embody our post- industrial condition. In this sense, we are not looking at mere landscapes seen from afar: we are consulting maps, topographies of our intricate world. This quality clearly appears in the series of the megalopolis, where the sky almost disappears and we found ourselves submerged by the city, as if we were place directly on the grid of its planimetry. When observing these maps, we also see our own reflection: the reflection of individuals in a time of crisis, where no easy path through the city can be found. In Barbieri’s topographical materialism, we find an embodiment of such an inescapable confusion but also a tool, fallible and imperfect, for orienting oneself in the convoluted bundles of crossroads that is our daily life.

Andrea Baldini

IDENTITA’ RIFLESSA – Dopo Nanjing

“Non lo sapevo, ma ho sempre dipinto città cinesi.” Così mi ha detto Francesco Barbieri quando la sua residenza artistica alla Nanjing University stava volgendo al termine.
Quest’intuizione – una sorta di “epifania” – non ci offre solamente una chiave di lettura delle opere che fanno parte di questa mostra, ma ci aiuta a comprendere l’evoluzione artistica di Barbieri in senso più generale.
Questo “viaggio maieutico,” grazie al quale Barbieri ha scoperto inaspettatamente quel che già era, segna un punto di svolta nella sua carriera: da quel momento, è riuscito a trovare una sintesi più compiuta tra le sue due anime – il writer e il pittore – riconoscendo allo stesso tempo la sua voce più forte ed autentica.
Il percorso che Barbieri ha intrapreso finora segue una traiettoria tanto unica e sincera quanto lo sono le sue opere.
Andando in direzione ostinata e contraria rispetto alla maggioranza di quelli che come lui si trovano all’interno di quel contenitore che è il post-graffitismo, Barbieri ha preferito non trarre vantaggio dalla sua fama come writer, ripartendo da zero con una traiettoria artistica completamente nuova.
Questa non è certo stata una scelta semplice: Barbieri si è dovuto confrontare con molti ostacoli che gli si sono posti davanti nel processo di adattamento alla sua nuova identità artistica, ad un diverso contesto di esposizione, a un cambiamento di medium e tecniche.
Tuttavia, è riuscito a superare brillantemente quelle difficoltà, chiudendo il cerchio di questa parte della sua carriera e raggiungendo una piena maturità come artista.
Attraverso lo studio approfondito della metropoli cinese, Barbieri ha in realtà toccato con mano il mondo che prima aveva solo immaginato nei suoi dipinti: treni che sfrecciano veloci tagliando come lame affilate territori urbani indefiniti e fumosi, dove cavi elettrici che pendono da pali della luce e somigliano a capelli spettrali, uniscono i profili minacciosi di grattacieli spaventosi.
A dire il vero, però, nelle opere che Barbieri ha realizzato dopo il suo ritorno da Nanchino, appaiono per la prima volta anche edifici storici: templi, pagode e torri antiche si affacciano, interrompendo la skyline postindustriale. Siamo al di là della distopia: ci troviamo ora in un mondo più complesso, dove tradizione e modernità sono in dialogo, luce e oscurità coesistono, e la natura non solo appare tra gli interstizi della città spettrale, ma a volte anche la domina.
Camminando per le strade della Cina, Barbieri ha affrontato la sua duplicità: sui muri di Nanchino, Pechino, Shanghai e Wuxi ha visto il suo stesso riflesso, senza però cadere nella trappola di Narciso.
Anziché perdersi nella sua immagine, ha portato indietro nel suo studio il suo alter-ego.
Da questo strano incontro con uno “sconosciuto” che gli era tanto familiare, ha imparato molto di sé e della sua arte.
La sua visione artistica è divenuta più ampia, il suo stile più coraggioso, ed il suo gesto pittorico più fermo e deciso.
Viaggiando attraverso una cultura aliena ed attraverso le molte voci interiori, Barbieri ha trovato quella nota fondamentale che è in grado di armonizzare tutte quelle melodie complesse e polifoniche, che risuonano contemporaneamente all’interno della sua personalità individuale.
Adesso, la sua mano può reggere un pennello come se fosse una bomboletta spray e vice versa.
Come una profezia di questa nuova unità appena raggiunta, una calligrafia del suo nome – (弗朗切斯科 – fú lǎng qiè sī kē) e non nello stile dei graffiti – appare in uno dei dipinti in mostra, dal titolo Black Bright Cut.
Da vera creatura anfibia, Barbieri ha scoperto di poter respirare sia sott’acqua che sulla terra ferma.
Concepite così da una creatura di confine, le sue opere sono forme di espressione che si trovano “a metà.”
Grazie alla loro posizione, sono in grado di congiungere domini e sfere differenti: l’arte e la vita, lo studio e la città, la galleria e la strada.
Le opere di Barbieri nascono dal suo dialogo con questi contesti così disparati. Quel dialogo va al di là della dimensione puramente metaforica o contemplativa, ma diventa tangibile, ed in questo senso influenza non solo il significato, ma anche la stessa realizzazione dei suoi quadri.
Barbieri pratica gli spazi urbani che lo circondano, interagendo con gli avventori che, come lui, attraversano quei luoghi. Porta letteralmente con sé nel suo studio parti della città: elementi interstiziali come barattoli di vernice abbandonati fuori da un cantiere, o frammenti di un cartellone strappato, oppure componenti più nobili come carte dalla grana pregiata o persino opere d’arte, e tutti questi elementi entrano a far parte della sua produzione.
Piuttosto che rappresentare accuratamente località precise – che sono sempre immaginate e decostruite nelle sue opere – i dipinti di Barbieri sono un simbolo e un’incarnazione della condizione post-industriale in cui viviamo.
In questo senso, non stiamo guardando semplici paesaggi visti da un qualche punto lontano: stiamo consultando mappe, topografie del nostro mondo intricato.
Questa qualità dell’opera di Barbieri appare chiaramente nella serie delle megalopoli, dove il cielo quasi scompare e ci troviamo come sommersi da queste città, come se qualcuno ci avesse trasportato direttamente su una planimetria.
Quando osserviamo queste mappe, anche noi vediamo il nostro riflesso: il riflesso di chi vive in un tempo di crisi, dove non è possibile trovare un percorso facile attraverso la città.
Nel materialismo topografico di Barbieri, troviamo l’incarnazione di quell’ineluttabile caos, ma anche un mezzo, seppur fallibile ed imperfetto, per orientarci in quel groviglio tortuoso di incroci che è la nostra vita quotidiana.

Andrea Baldini