live painting in milano / private party: “le città invisibili”

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“Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura.
D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.”

(Marco Polo)

LE CITTA’ INVISIBILI è un romanzo di Calvino che fa parte del periodo combinatorio dell’autore, dove è evidente l’influenza della semiotica e dello strutturalismo. Nella letteratura combinatoria centrale diventa il lettore, che si trova a “giocare” con l’autore, nella ricerca delle combinazioni nascoste nell’opera e nel linguaggio.
Il punto di partenza di ogni capitolo è il dialogo tra Marco Polo e l’imperatore dei Tartari Kublai Khan, che interroga l’esploratore sulle città del suo immenso impero. Marco Polo descrive città reali, immaginarie, frutto della sua fantasia, che colpiscono sempre più il Gran Khan.
Questo breve sunto del libro serve per delineare ciò che è l’intento di questa esposizione. Immaginiamoci, anzi trasformiamoci nell’imperatore e lasciamoci raccontare dagli esploratori / artisti ciò che le nostre città ci offrono artisticamente.
La scelta degli artisti, così diversi tra loro, è mirata alla divulgazione e alla comprensione della loro arte. Ciò che li accomuna è l’intervento sul tessuto urbano.
Street Art e Post Graffiti sono definizioni utilizzate per inquadrare manifestazioni artistiche compiute in spazi pubblici dove l’artista intende creare un’opera che si contestualizzi con lo spazio circostante, creando un impatto e interagendo con il passante, il quale non ha scelto di visionare l’opera. Il concetto è facilmente riconducibile all’idea di performance nata negli anni settanta, con l’aggiunta del tentativo di proporre un’opera che non sia richiesta.
La Street Art ha maturato nel corso degli ultimi anni una connotazione culturale propria. Le tecniche utilizzate, oltre allo spray, comprendono manifesti, adesivi, stampi, installazioni, performance.
Per definire il Post Graffitismo credo sia fondamentale citare il critico Pietro Rivasi che durante un’intervista rilasciata per la rassegna I/O indoor-outdoor svoltasi a Pisa, lo definisce “evoluzione di artisti che, nati e maturati come writer, hanno sviluppato sensibilità e necessità espressive tali per cui il solo lettering applicato alle infrastrutture è diventato – col tempo – incapace di raccontarli in pieno, spingendoli verso poetiche nuove”

Daniele Decia

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