painting at the internet festival

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Last weekend i painted for the Internet Festival in Pisa:
we were five artist (me, Etnik, corn79, Mr Fijodor and Macs), each one painting in a different spot in the city, mainly close to the events of the festival. I was at CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) and managed to avoid the rain..

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artwork for “getting caught”

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I did some drawings to illustrate the italian edition of “Getting Caught”, a book where you can read tales about writing in Copenaghen, Stockholm and Berlin. All the stories are written first hand by people who really live that way in those european graffiti capital cities: true heroes like Kripoe, Kaos, Itso and many more…

Originally published in sweden (Akay and Rae put it together) now you can find it also in italian, avalaible at Whole Train Press.

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live painting in milano / private party: “le città invisibili”

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“Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura.
D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.”

(Marco Polo)

LE CITTA’ INVISIBILI è un romanzo di Calvino che fa parte del periodo combinatorio dell’autore, dove è evidente l’influenza della semiotica e dello strutturalismo. Nella letteratura combinatoria centrale diventa il lettore, che si trova a “giocare” con l’autore, nella ricerca delle combinazioni nascoste nell’opera e nel linguaggio.
Il punto di partenza di ogni capitolo è il dialogo tra Marco Polo e l’imperatore dei Tartari Kublai Khan, che interroga l’esploratore sulle città del suo immenso impero. Marco Polo descrive città reali, immaginarie, frutto della sua fantasia, che colpiscono sempre più il Gran Khan.
Questo breve sunto del libro serve per delineare ciò che è l’intento di questa esposizione. Immaginiamoci, anzi trasformiamoci nell’imperatore e lasciamoci raccontare dagli esploratori / artisti ciò che le nostre città ci offrono artisticamente.
La scelta degli artisti, così diversi tra loro, è mirata alla divulgazione e alla comprensione della loro arte. Ciò che li accomuna è l’intervento sul tessuto urbano.
Street Art e Post Graffiti sono definizioni utilizzate per inquadrare manifestazioni artistiche compiute in spazi pubblici dove l’artista intende creare un’opera che si contestualizzi con lo spazio circostante, creando un impatto e interagendo con il passante, il quale non ha scelto di visionare l’opera. Il concetto è facilmente riconducibile all’idea di performance nata negli anni settanta, con l’aggiunta del tentativo di proporre un’opera che non sia richiesta.
La Street Art ha maturato nel corso degli ultimi anni una connotazione culturale propria. Le tecniche utilizzate, oltre allo spray, comprendono manifesti, adesivi, stampi, installazioni, performance.
Per definire il Post Graffitismo credo sia fondamentale citare il critico Pietro Rivasi che durante un’intervista rilasciata per la rassegna I/O indoor-outdoor svoltasi a Pisa, lo definisce “evoluzione di artisti che, nati e maturati come writer, hanno sviluppato sensibilità e necessità espressive tali per cui il solo lettering applicato alle infrastrutture è diventato – col tempo – incapace di raccontarli in pieno, spingendoli verso poetiche nuove”

Daniele Decia

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“INDOOR OUTDOOR” exhibition

finally some shots of my stuff at Centro SMS for the group show “INDOOR OUTDOOR-Arte Urbana a Pisa” (together with Etnik, Aris, Giorgio Bartocci, LineaPiatta and Soap The Wizard) plus some photos of the opening night

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Thanks to Dania Gennai, Gianni Pettinari and Sanantonio 42 for the photos

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“Rebirth/Rebuild” group show @Beluga Art Project Space

con un paio di mesi di ritardo, qualche scatto della mostra collettiva tenutasi alla galleria Beluga Art Project Space a Rutigliano (Ba)

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REBIRTH/REBUILD
Mostra di arte contemporanea
opere di Francesco Barbieri/Pierluca Cetera/Gianmaria Giannetti/Arianna Loscialpo/ Irene Petrafesa
A cura di: Elisabetta Longo
Testo critico: Giuliana Schiavone
Sede espositiva: Beluga art project space via Magenta 1 – Rutigliano (Ba)
Opening: sabato 24 maggio ore 19.00
Durata: dal 24 maggio al 23 giugno 2014

Si inaugura sabato 24 maggio alle ore 19.00, negli spazi del Beluga art project space di Rutigliano diretto da Elisabetta Longo, la collettiva di arte contemporanea Rebirth|Rebuild, a cura di Elisabetta Longo con intervento critico di Giuliana Schiavone. Sono cinque gli artisti coinvolti nel progetto: Francesco Barbieri, Pierluca Cetera, Gianmaria Giannetti, Arianna Loscialpo, Irene Petrafesa, i cui lavori resteranno in esposizione sino al 23 giugno.

Rebirth/Rebuild. È questo il titolo della mostra promossa dal Beluga gallery che conferma attraverso questa iniziativa la sua linea di promozione e valorizzazione dell’arte contemporanea e dei suoi linguaggi. Rinascita e ricostruzione, i poli dalla cui alternanza scaturisce il procedere universale dell’arte, rappresentano i due estremi concettuali entro cui si sviluppa il senso di questa collettiva. La vita culturale è costellata da infinite rinascite e rinascenze, di fini e altrettanti inizi, in cui l’arte, puntualmente, nel tempo intermedio dell’attesa, si dedica a un recupero della sua essenza, dei suoi mezzi linguistici e della sua storia, riprendendo contatto con la matericità e con la consapevolezza di ciò che è stato, come se questa integrazione ideologica delle radici fosse necessaria per progredire, e la preesistenza fosse matrice della persistenza storica. Si potrebbe affermare che al rebirthing artistico corrisponda spesso un’operazione di rebuilding, una ricostruzione genetica e creativa della propria identità che passa necessariamente attraverso la gestualità.
Cinque artisti differenti entrano così in dialogo con il contesto spaziale, trascinando con sé tutta la specificità dei loro linguaggi, sovrapponendosi alla peculiarità cromatica dell’ambiente espositivo. Qui il rebuilding è un processo di ridefinizione reciproca basato su una libera dialettica con lo spazio e con le storie veicolate dalle opere perché l’arte ridefinisce assetti, riqualifica spazi e funzioni, e si sviluppa attraverso il confronto con l’alterità. Siamo tutti più o meno consapevolmente immersi in un’attività di rebuilding della nostra epoca, e la percezione della continuità tra i momenti del nostro vissuto passa attraverso un’interpretazione delle strutture spazio-temporali in cui siamo chiamati a operare.
Tra costruzione e dissolvimento sembrano sospese le dimensioni di Irene Petrafesa, come storie perennemente in bilico, in attesa di essere raccontate, esistite da sempre e ambientate in luoghi in cui l’identità spesso naufraga in sequenze visive emblematiche di una precarietà esistenziale. Il soggetto si lascia assorbire dallo sfondo morbido e ovattato delle composizioni, nel lento procedere all’interno della nebulosa dell’anima. Se potessimo udire queste voci, il suono che percepiremmo sarebbe fatto di silenzio rotto dalle stesure cromatiche che si sedimentano una sull’altra come memoria, in cui di tanto in tanto si insinua il segno, frutto di una gestualità rapida, istintiva com’è la sopravvivenza.
Nel tempo e nello spazio della sospensione che precede ogni rebirthing si collocano i soggetti femminili al centro della riflessione di Pierluca Cetera. Non figure oziose e omologate nelle epidermidi contro i fondali statici della mise en scène di contraddizioni sociologiche, così care all’artista pugliese, ma ritratti femminili, profili, volti in cui l’atteggiamento e il dettaglio superficiale sono proiezione di un’interiorità peculiare, come scansioni psichiche che emergono dallo sfondo e allo sfondo ritornano, stratigrafie dell’anima, i cui i sedimenti sono leggibili in controluce. Più che osservare lo spettatore esse indugiano, talvolta con le palpebre socchiuse, e la loro memoria scava e restituisce visioni, frutto di una fisionomia cognitiva ed emozionale autonoma. Soggette a un continuo rebuilding sono invece quelle terre di nessuno riprodotte da Francesco Barbieri, ubicate nelle periferie urbane, dimensioni liminari in cui passato e ipotetico futuro sembrano coincidere. Paesaggi industriali, urbani, tunnel, infrastrutture e aree ferroviarie appaiono catturati in tratti rapidi e sfuggenti, in passaggi cromatici di grande impatto. La complessità dei meccanismi urbani è espressa dalla sovrapposizione dei segni comunicativi, e, sebbene manchino tracce identitarie che alludano direttamente all’uomo e ai suoi umori, a parlare della storia collettiva e dell’alienazione del singolo è la sola cultura materiale. Può accadere, poi, che una smaterializzazione ludica delle coordinate spazio-temporali ricrei ambienti immaginari ma non troppo come quelli di Gianmaria Giannetti: composizioni in cui il dove è perennemente ricostruito a ogni sguardo, come visione da recuperare, fissare in equilibri sempre nuovi e mutevoli di colori e forme, in quel segno singolare che mette insieme identità antropomorfe e bidimensionali, masticate e immediatamente rigettate, come scatti fotografici spontanei sotto il profilo cromatico, efficaci nella loro adesione a una logica dell’assurdo che tenta di interpretare una contingenza che non si farebbe cogliere altrimenti. Infine, attinge dalla realtà fenomenica Arianna Loscialpo per elaborare entità singolari, tormentate ed ermetiche nella forma materiale e psichica, eppure autonome, perfettamente in grado di palesare la propria condizione, come emerse da un caos indistinto e già sulla via del ritorno a quell’archetipo che le ha generate: esse sono e non sono più in un certo senso, perse nella ricerca di un equilibrio con l’altro, con il Sé e lo spazio.

Rebirth|Rebuild
Mostra di arte contemporanea
Artisti: Francesco Barbieri/Pierluca Cetera/
Gianmaria Giannetti/ Arianna Loscialpo/ Irene Petrafesa
A cura di: Elisabetta Longo
Testo critico: Giuliana Schiavone
Sede espositiva: Beluga art project space via Magenta 1 – Rutigliano (Ba)
Opening: sabato 24 maggio ore 19.00
Durata: dal 24 maggio al 23 giugno 2014

Orari: apertura 18-20.30 chiuso la domenica e giorni festivi
Ufficio Stampa: ufficiostampa.beluga@gmail.com
Info: e-mail artgallery.beluga@gmail.com; cell 347 549 51 88

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wonderwalls exhibition, Milano

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you can see some of my paintings here, till 20th july 2014, Milano

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INDOOR OUTDOOR @centro SMS, Pisa

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Indoor Outdoor si propone come momento di riflessione sullo stato dell’arte dell’arte urbana in Italia e come modello per un nuovo modo di concepire il rapporto tra writing ed istituzioni.

Arte pubblica, arte in galleria e spazi “liberi” per la crescita delle nuove generazioni trovano ospitalità in un unico evento, per far conoscere alla città quale sia il valore culturale e sociale di questa forma d’espressione.

Cose preziose

In una recente intervista, lo stimato e potente gallerista Emilio Mazzoli ricorda come nel 1981 un giovanissimo Jean-Michel Basquiat, in Italia per la sua prima mostra, si vide rifiutare un muro di cemento nella periferia di Modena: l’amministrazione non capì che avvallare quell’intervento, che all’epoca si sarebbe rivelato innovativo e di rottura, nel giro di pochi anni avrebbe permesso alla città di potersi fregiare di un’opera pubblica di un grande artista.

Pisa è stata più lungimirante: oltre ad ospitare capolavori assoluti dell’arte medievale, è la madrina di alcuni tra i primi e più importanti eventi legati all’arte di strada: qui si trova infatti “Tuttomondo”, un’opera di Keith Haring del 1989, il suo murale più grande tuttora esistente, ed è qui che nel 1996 è stata realizzata la prima edizione di “Panico Totale”, un evento seminale per il writing italiano dal quale sarebbero poi emersi numerosi talenti e che ha ospitato alcuni tra i più importanti writer e street artist del mondo come Phase II, Daim, Joys e SatOne.

Oggi l’arte urbana sta indiscutibilmente vivendo la sua età dell’oro: dalla Russia al Brasile, dal Sud Africa alla Corea, passando chiaramente per gli Stati Uniti e l’Europa, non c’è nazione nella quale i media non siano invasi da notizie relative all’ultima opera lasciata in strada da Banksy o all’ultimo graffiante murale di Blu.

Il web – sempre più deputato a mezzo universale di informazione e comunicazione – diffonde in tempo reale immagini di opere che spesso sono destinate a vivere per brevi periodi. Nel frattempo, stanno nascendo nuovi servizi per il turismo che permettono agli appassionati di vedere dal vivo e di immortalare queste opere prima che spariscano (“street art tour”), creando nuove occasioni economiche per le città che le ospitano. In alcuni casi, vere e proprie “mappe dell’arte urbana” vengono realizzate con il patrocinio dei comuni interessati.

Anche l’interesse delle istituzioni e dei collezionisti è in crescita costante: la necessità di dialogare con le nuove generazioni e le sottoculture che le rappresentano (di cui spesso writing e arte urbana sono espressione tangibile e visibile), così come la volontà di riqualificare o rigenerare porzioni di territorio, spingono la cultura ufficiale e gli investitori a contatto con una forma d’arte che ha comunque più di 40 anni di storia e che ormai è entrata a pieno titolo nei musei e nei corsi universitari.

I tempi sono dunque maturi perché questa tradizione – che dal 1989 ad oggi è stata mantenuta viva grazie alla passione e al talento di alcuni artisti e curatori – abbia la possibilità di esplodere in tutta la sua dirompenza e di arricchire la proposta culturale della città. Sia per rendere in termini economici, eventualmente, che per premiare l’intelligenza politica che ha saputo cogliere nelle “cose preziose” già presenti sui muri di Pisa e nel sostegno alla realizzazione di nuovi interventi, una strada che conduce alla contemporaneità.

From here to fame

Nel gergo dei writer, le hall of fame sono pareti sulle quali è consentito dipingere, “palestre” dove comporre opere complesse o semplicemente affinare le proprie abilità, trovandosi con gli amici a realizzare qualcosa di creativo.

Questi spazi non hanno solo una funzione culturale, ma anche sociale, perché sono al tempo stesso laboratorio artistico e punto di aggregazione, fornendo ai writer ancora inesperti la possibilità di entrare in contatto con gli artisti più navigati, che a loro volta trasmettono un sapere e un codice di comportamento.

Le hall of fame rappresentano quindi l’alternativa più organica alla proliferazione degli sfoghi meno consapevoli che osserviamo sui muri delle nostre città, ma ciò nonostante è raro che gli uffici pubblici si dispongano a concederle.

Da un lato la repressione assicura un consenso molto più immediato, dall’altro la burocrazia non tiene il passo dei mutamenti sociali, imponendo al fenomeno dei “graffiti metropolitani” uno slittamento nella sfera dell’ordine pubblico. Oppure, nel migliore dei casi, anche quando ottiene una legittimità occasionale e temporanea, l’iniziativa dei writer viene subordinata alla mediazione formale di un’associazione o di un circolo, che ne snaturano il significato.

Al contrario, con il progetto Indoor Outdoor la città di Pisa ha deciso di riservare alcune pareti all’uso di hall of fame completamente libere, dove chiunque potrà realizzare le sue opere senza affiliazioni di alcun tipo e per un tempo indeterminato. Si tratta di una scelta coraggiosa, lungimirante e unica in Italia, di un approccio innovativo che sancisce la nascita di incubatori “outdoor” per nuovi talenti, garantendo contemporaneamente il rispetto dei principi fondamentali dell’arte urbana (tutti possono esprimersi liberamente) e la tutela delle infrastrutture che si vogliono preservare, assicurando alla città un maggiore decoro.

Un cerchio che si chiude

L’arte pubblica è una macro-categoria che comprende statue, fontane, murales ma anche quella che su tutti i giornali è normalmente chiamata “arte urbana”, che a sua volta raggruppa writing, sticker, stencil e tutto ciò viene applicato più o meno legalmente alle infrastrutture della città.

Indoor Outdoor racconta una storia più attuale, racconta quello che può essere definito post graffitismo, ovvero l’evoluzione di artisti che, nati e maturati come writer, hanno sviluppato sensibilità e necessità espressive tali per cui il solo lettering applicato alle infrastrutture è diventato – col tempo – incapace di raccontarli in pieno, spingendoli verso poetiche nuove.

Disciplina per definizione senza regole, il writing ha però codici precisi e limiti che possono diventare asfissianti, superati i quali si trasforma in qualcos’altro, per entrare in un ambito nel quale sono ancora le pareti delle città a risultare il supporto privilegiato, ma che si completa con l’ingresso nelle gallerie d’arte, deputate ad aggiungere possibilità e libertà agli artisti e a fornire ciò che la strada da sola, in qualche modo, non è più in grado di garantire.

Coinvolgendo gli artisti nella realizzazione parallela di sei grandi pareti ed una mostra collettiva, si permette quindi al pubblico di Indoor Outdoor di capire e apprezzare l’intero ciclo che descrive una forma d’arte più che mai attuale, che nasce in strada ed evolve fino ad entrare in gallerie, musei e case, senza perdere nulla della sua energia e del suo messaggio.

Le opere, tanto quelle realizzate outdoor quanto quelle pensate per essere viste indoor, risultano frutto della forma mentis plasmata dal writing, vero valore aggiunto di questo movimento artistico. La differenza viene determinata dall’adattamento alle differenti condizioni che la strada e la galleria mettono a disposizione, le diverse possibilità materiali. Sarà quindi interessante assistere al modo in cui gli artisti si rapportano a un grande muro, alla tela o a una carta di dimensioni anche molto ridotte: la differenza nelle tecniche, l’approccio coi dettagli e le variazioni relative al rapporto tra le opere e il contesto.

ARTISTI

Ogni artista ospitato da Indoor Outodoor declina a suo modo l’esperienza di writer, alcuni prediligendo l’arte figurativa, altri ricorrendo ancora una volta a quelle lettere che li hanno accompagnati durante tutto il percorso artistico:

Francesco Barbieri, attraverso la rappresentazione grafica e spettrale di paesaggi urbani, città e mezzi di trasporto che dovrebbero brulicare di vita, racconta la percezione di chi attraverso l’arte ricerca di dare vita a luoghi effettivamente sovraffollati, ma totalmente privi di umanità.

Personaggi umani e umanoidi, animali e pattern astratti sono invece i motivi ricorrenti di Aris e Giorgio Bartocci, due artisti che usano linguaggi e tecniche differenti ma le cui opere derivano dalle lettere con le quali hanno composto i loro nomi per più di 15 anni, prima che l’evoluzione li portasse a manipolarle a tale punto, da sublimarle in rappresentazioni figurative.

Le lettere rimangono invece protagoniste del lavoro di Lineapiatta (nome dietro il quale si cela un collettivo), Etnik e Soap The Wizard che propongono opere direttamente derivate dal writing.

Etnik “scolpisce” il suo nome in lettere tridimensionali, strutture imponenti ma allo stesso tempo così leggere da dare vita a città fluttuanti, mondi sospesi dove cemento e natura si compenetrano in una raffigurazione critica e fantastica della realtà.
L’habitat del writer viene quindi rappresentato e dipinto dalle lettere e dai volumi che le intersecano, creando un raffinato gioco di mise en abyme.

Un approccio istintivo, quasi antitetico, caratterizza invece le opere di Soap The Wizard, la cui ricerca sul lettering arriva all’estremo trasformando l’esercizio calligrafico in logo-design e pura grafica: partendo dalle radici del writing, le lettere e le colorazioni dei primissimi dipinti comparsi sulle subway newyorchesi  all’inizio degli anni 70, arriva alla creazione di un linguaggio proprio, in cui spesso un elemento prende il sopravvento, divenendo simbolo e sostituendosi alla firma.

Lineapiatta, collettivo costituito da Massimo Sospetto e Daniele Tozzi, coniuga calligrafia, grafica e tipografia. 

Campiture compatte e monocromatiche, linee taglienti e nette proprie della grafica vettoriale sono il manifesto di Massimo Sospetto
Il senso di freddezza e precisione che emana dalle sue opere realizzate per gli spazi espositivi, grafiche realizzate a computer stampate ed applicate su supporti diversi, si ritrova inalterato nei lavori realizzati artigianalmente su muro, frutto di una tecnica maniacale maturata con infinite ore di pratica ed esercizi di ripetizione.

Daniele Tozzi reinterpreta invece quella che può essere definita la “madre nobile” del writing, la calligrafia, creando  calligrammi, scritte che compongono disegni. Un esercizio puramente grafico, linee nette e tinte piatte, che, attraverso l’interpretazione frutto dell’esperienza di writer, attualizza una pratica “uccisa” da Gutenberg nel XV secolo.

testo a cura di : Pietro Rivasi

venerdi 13 giugno 2014 :Inaugurazione Mostra presso Centro Espositivo SMS, viale delle Piagge, Pisa

h.19:00 – Presentazione progettoalla presenza degli artisti. Interviene Pietro Rivasi (Fondatore di “Icone”,
festival internazionale di arte urbana, e socio di D406 – Fedeli alla linea, galleria d’arte contemporanea, Modena)

A seguire – Aperitivo di benvenuto
_________________________________________

Espongono:
ARIS
ETNIK
FRANCESCO BARBIERI
GIORGIO BARTOCCI
LINEAPIATTA
SOAP THE WIZARD

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mural for INDOOR OUTDOOR

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work in progress and finished result of this new mural that i did for the project INDOOR OUTDOOR

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INDOOR OUTDOOR

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Sono ormai passati 25 anni da quando Keith Haring dipinse il murale Tuttomondo a Pisa, oggi considerato a pieno titolo come parte integrante del patrimonio artistico della città, nonchè tra le opere più significative di questo artista. Da allora, in modo sotterraneo ma sempre più evidente, la città di Pisa ha sviluppato una propria cultura dei graffiti.
Grazie a varie occasioni importanti, come l’ormai leggendario evento-cult “Panico Totale” negli anni ’90, l’assegnazione dei muri legali in città (il cui rinnovo è uno dei punti cardine di questo progetto), il ciclo di mostre “Materia-Esposizione di Segni Non Tipografici” al Cantiere San Bernardo, e molti altri microeventi, Pisa è diventata, pur essendo una città di dimensioni modeste, un punto fermo nella mappa internazionale del writing. Non è un caso infatti se importanti nomi della scena mondiale (tra cui Phase2, uno dei padri newyorkesi del movimento) sono passati sui nostri muri con lo scopo di lasciare una traccia e di interagire con i writers locali.
Gli scrittori di graffiti a Pisa sono una vera e propria comunità, che ormai vanta più generazioni al suo interno, e che si muove con le sue regole e le sue tradizioni, sempre nel rispetto della città, grazie anche alla pratica di insegnamento e workshops da parte dei veterani del movimento nei confronti delle nuove leve. Se a Pisa è stato possibile raggiungere alti livelli qualitativi è stato anche grazie alla disponibilità di spazi legali dove sviluppare idee e lasciare che il processo creativo e aggregativo si sedimenti con continuità. Non a caso la collaborazione è uno degli aspetti più peculiari di questo movimento. E’ importante notare che dalle file del writing pisano è venuta fuori una generazione di artisti in grado di confrontarsi con gallerie, musei e altre istituzioni artistiche a livello nazionale e internazionale, andando oltre la pratica di scrivere il proprio pseudonimo, ma riuscendo comunque a portare lo spirito del writing nelle proprie opere. Il progetto Indoor-Outdoor vuole essere appunto un momento di interazione e di riflessione su questo binomio: da un lato la produzione in strada, su muri visibili al pubblico e direttamente inseriti nel contesto urbano, e dall’altro la produzione di opere di dimensioni più ridotte, su supporti tradizionali come tela o carta, fruibili dal pubblico delle mostre.

Indoor-Outdoor si articola appunto in due momenti:

Indoor.
una mostra all’ SMS dove gli artisti selezionati hanno la possibilità di esporre il meglio della loro produzione più recente, tra cui alcune opere preparate apposta per questa occasione, nonchè la possibilità di interagire fra loro nell’allestimento e confrontarsi sull’idea globale di questa esposizione.

Outdoor.
1-Gli stessi artisti attuano un intervento a testa su alcuni muri ad alta visibilità appositamente scelti a Pisa. Ogni artista avrà il proprio muro e creerà un’opera site-specific per quello spazio, che rimarrà come dono permanente alla città.
2-Convenzione col comune per il rinnovo degli spazi legali permanenti in città (quelli già dipinti e utilizzati da tutti i writers, vedi lista) e ampliamento dei suddetti spazi.

Come si può notare il progetto prevede sia un coinvolgimento degli artisti più significativi, ma anche, tramite la convenzione per i muri legali, la partecipazione dell’intera comunità dei writers.
Gli artisti scelti per gli interventi e per la mostra saranno in parte legati al territorio (Pisa e realtà limitrofe) e in parte provenienti da città come Bari e Milano, con cui i writers locali hanno già collaborato in passato, in modo da inserire questo progetto in un più ampio percorso di scambi con realtà importanti nel movimento:

.Francesco Barbieri (Pisa)
.Lineapiatta (Pisa)
.Aris (Viareggio)
.Etnik (Vinci)
.Soap The Wizard(Bari)
.Giorgio Bartocci (Milano)

Timeline.
.24-25 Maggio: interventi outdoor sui muri della città (vedi www.indooroutdoor.it per informazioni specifiche)
.13 Giugno-13 Luglio mostra al centro SMS (San Michele degli Scalzi), Viale dell Piagge, Pisa. Inaugurazione 13 Giugno dalle ore 19.00

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opening night of the “TwenTees” group show in Bari

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http://twenteesproject.tumblr.com/

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