{"id":1687,"date":"2023-04-17T17:41:08","date_gmt":"2023-04-17T15:41:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/?p=1687"},"modified":"2023-04-17T17:44:25","modified_gmt":"2023-04-17T15:44:25","slug":"istantanee-da-un-futuro-migliore-del-previsto-2018-2023-solo-show-hobo-spazio-urbano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescobarbieri.eu\/?p=1687","title":{"rendered":"&#8220;Istantanee Da Un Futuro Migliore Del Previsto 2018-2023&#8221; solo show @ Hobo Spazio Urbano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/52824819779_702b31bb0e.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/52824819779_702b31bb0e.jpg\" alt=\"52824819779_702b31bb0e\" width=\"281\" height=\"500\" class=\"alignnone size-full wp-image-1688\" srcset=\"https:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/52824819779_702b31bb0e.jpg 281w, https:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/52824819779_702b31bb0e-168x300.jpg 168w\" sizes=\"auto, (max-width: 281px) 100vw, 281px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nuova mostra personale a Modena, curata da Gianmario Sannicola.<br \/>\nTesto critico di Vittorio Parisi.<\/p>\n<p><strong>La citt\u00e0 che cade<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Mentre parliamo, Francesco Barbieri dice una frase che cattura pi\u00f9 di altre la mia attenzione: \u201cLa metropoli \u00e8 l\u2019esperienza contemporanea per eccellenza\u201d. Nell\u2019ascoltarla non posso non pensare a Benjamin e ai suoi scritti francesi, su tutti, quelli su Baudelaire e su Parigi capitale del XIX secolo. Proprio con Charles Baudelaire, ci fa notare il filosofo tedesco, la citt\u00e0 \u2013 che non pu\u00f2 che essere Parigi \u2013 diventa soggetto di poesia, e quindi il soggetto pi\u00f9 importante di cui scrivere. Non solo. \u00c8 con Baudelaire che nasce l\u2019idea della citt\u00e0 come esperienza estetica: un\u2019esperienza legata alle folle e alla fl\u00e2nerie, ai passages, al ferro che li orna e al gas che li illumina. <\/p>\n<p>Ma quella era l\u2019esperienza della modernit\u00e0. Possibile che, a distanza di oltre centocinquant\u2019anni dall\u2019apparizione dei Fiori del male e del Pittore della vita moderna, la citt\u00e0 sia ancora oggi il fulcro della nostra esperienza? Sicuramente non \u00e8 il solo, visto che lo spazio pubblico, un tempo definito esclusivamente dai luoghi fisici della citt\u00e0, si \u00e8 ormai esteso a quelli virtuali e apparentemente sconfinati di Internet. Eppure, ancora nel 2023 la citt\u00e0, e in generale l\u2019esperienza urbana, continuano a occupare una posizione cruciale all\u2019interno dell\u2019immaginario collettivo. I motivi che affollano questo immaginario sono, naturalmente, ben diversi da quelli che troviamo in Baudelaire. La citt\u00e0, e con essa la sua idea, gi\u00e0 allora oggetto di trasformazioni rapidissime, sono mutate in nuovi paradigmi: dalla Parigi ferrea di Baudelaire e Benjamin si \u00e8 passati alla New York di vetro di Paul Aster e Rem Koolhaas, fino alle citt\u00e0-schermo delle grandi metropoli asiatiche, che tanto somigliano alla Los Angeles di Blade Runner o alla fittizia New Port City di Ghost in the Shell. <\/p>\n<p>Tuttavia, se c\u2019\u00e8 un tratto che caratterizza pi\u00f9 di ogni altro l\u2019esperienza che ci offre la metropoli odierna, \u00e8 quello del suo disfacimento: non tanto i centri che pullulano di grattacieli, ma le terre di nessuno dei margini; non la costruzione degli edifici, ma il loro abbandono; non i luoghi affollati, ma la loro desertificazione. Dagli Anni Sessanta a oggi sono in molti i filosofi, gli architetti e gli antropologi \u2013 da Henri Lefebvre a Marc Aug\u00e9, dallo stesso Rem Koolhaas a Anthony Vidler \u2013 ad averci raccontato che l\u2019esperienza della metropoli odierna non abbia pi\u00f9 niente a che vedere col fermento e con l\u2019entusiasmo futurista che accompagn\u00f2 lo sviluppo delle grandi capitali europee e delle grandi citt\u00e0 americane tra la fine del XIX secolo e la Seconda Guerra Mondiale. L\u2019esperienza contemporanea per eccellenza della metropoli \u00e8, al contrario, quella spettrale e \u201cocculta\u201d dei suoi non-luoghi e delle sue rovine, dei suoi sotterranei e dei suoi junkspace, delle sue zone di transito e dei suoi interstizi. Che \u00e8 anche e precisamente quella che emerge dalla pittura di Francesco Barbieri. <\/p>\n<p>La citt\u00e0 di Barbieri \u00e8 una citt\u00e0 interstiziale, il cui paesaggio \u00e8 definito unicamente dalle sue architetture post-industriali e infrastrutturali. Forse, la citt\u00e0 di Barbieri \u00e8 addirittura una citt\u00e0 deserta, dove le gru che ne delineano lo skyline sono in realt\u00e0 immobili e i treni, che ne percorrono le viscere, vuoti. Uno scenario distopico che sembra provenire da qualche racconto di fantascienza, in cui l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 stata cancellata da qualche evento catastrofico di cui, per\u00f2, non ci \u00e8 dato sapere. La caratteristica pi\u00f9 evidente e l\u2019aspetto che salta subito agli occhi dell\u2019osservatore di questi dipinti \u00e8, non a caso, la totale assenza di persone. In queste citt\u00e0 non vi \u00e8 pi\u00f9 spazio per le folle, vero e proprio elemento cardine della modernit\u00e0 baudelairiana, poi proiettatosi nel Novecento, producendo in pittura capolavori come La Citt\u00e0 che sale di Boccioni (1910-11). In Barbieri le folle sembrano essere del tutto svanite, come inghiottite da quelle stesse architetture post-industriali e infrastrutturali, uniche vere protagoniste dei dipinti. Gru, tralicci, cavi dell\u2019alta tensione, treni e rotaie disegnano un paesaggio urbano dove non solo l\u2019umano non figura, ma non sarebbe neanche pensabile. Si provi, per gioco, a inserirvelo con l\u2019immaginazione: finirebbe per rompere un equilibrio estetico che sembra basarsi prima di tutto sull\u2019assenza dell\u2019elemento umano. <\/p>\n<p>Strana parola per\u00f2, \u201cequilibrio\u201d, qui impiegata per descrivere degli scenari dove gru e tralicci sembrano, anche solo in apparenza, flettersi, se non addirittura spezzarsi continuamente. Se la citt\u00e0 di Boccioni saliva e fermentava con la sua folla e la sua palette incendiaria, la citt\u00e0 di Barbieri \u00e8 una citt\u00e0 vuota che sembra cadere e disfarsi senza sosta, lambita da bagliori ora acidi, ora metallici, ora lattiginosi, restituiti da certe pennellate e certe polverizzazioni, che assieme agli inchiostri neri delle gru e dei tralicci contribuiscono a ricreare un\u2019atmosfera surreale, quasi incantata. Questo incanto \u00e8 anche il frutto di sapienti ibridazioni tra pittura e fotografia, o ancora di collage dove gli elementi architettonici sono, individualmente o a piccoli gruppi, raccolti su patch di carta poi giustapposti o sovrapposti fino a creare uno strano caleidoscopio irregolare, capace di restituirci solo frammenti di vedute. <\/p>\n<p>In ciascuno di quei frammenti vi \u00e8 la traccia dei luoghi che l\u2019artista ha esplorato durante la sua esperienza nel writing, e che qui sublima in un paesaggio urbano de-umanizzato, una specie di caos senza folla. Potremmo proporla, questa, come una possibile definizione di rovina, e cos\u00ec come il writing \u00e8, a suo modo, una pittura nelle rovine contemporanee, quella di Barbieri \u00e8 una pittura delle rovine contemporanee. Le rovine, d\u2019altronde, hanno il singolare potere di farsi osservare con occhi incantati, malgrado siano segni tangibili del disfacimento dei luoghi che abitiamo. La missione della pittura di Barbieri non \u00e8 certo quella di contribuire all\u2019incantesimo, estetizzando o lirizzando quel disfacimento come poteva accadere secoli fa, all\u2019epoca del Grand Tour, quando in Europa la pittura si faceva veicolo ozioso della riscoperta delle rovine antiche. Tutt\u2019altro: la pittura qui assolve pienamente una delle funzioni contemporanee della figurazione, e cio\u00e8 raccontare le cose del mondo al quale essa appartiene, attraverso la creazione di nuove prose stranianti. Nel caso di Francesco Barbieri, la prosa \u00e8 quella singolare del pittore che continua a portare dentro di s\u00e9 l\u2019avventura del writer: un odierno fl\u00e2neur, che rifugge le folle pur sottoponendo queste ultime all\u2019invasivit\u00e0 dei propri segni, sicuramente fra le figure-simbolo dell\u2019esperienza contemporanea della metropoli. <\/p>\n<p>                                                                                                                                      Vittorio Parisi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nuova mostra personale a Modena, curata da Gianmario Sannicola. Testo critico di Vittorio Parisi. 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