{"id":431,"date":"2014-06-03T10:34:24","date_gmt":"2014-06-03T08:34:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/?p=431"},"modified":"2014-06-03T10:43:34","modified_gmt":"2014-06-03T08:43:34","slug":"431","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/?p=431","title":{"rendered":"INDOOR OUTDOOR @centro SMS, Pisa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/ehi1wl.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/ehi1wl.jpg\" alt=\"ehi1wl\" width=\"1600\" height=\"1200\" class=\"alignnone size-full wp-image-432\" srcset=\"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/ehi1wl.jpg 1600w, http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/ehi1wl-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/ehi1wl-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/ehi1wl-304x228.jpg 304w\" sizes=\"auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Indoor Outdoor<\/strong> si propone come momento di riflessione sullo stato dell&#8217;arte dell&#8217;arte urbana in Italia e come modello per un nuovo modo di concepire il rapporto tra writing ed istituzioni.<\/p>\n<p>Arte pubblica, arte in galleria e spazi &#8220;liberi&#8221; per la crescita delle nuove generazioni trovano ospitalit\u00e0 in un unico evento, per far conoscere alla citt\u00e0 quale sia il valore culturale e sociale di questa forma d&#8217;espressione.<\/p>\n<p><strong>Cose preziose<\/strong><\/p>\n<p>In una recente intervista, lo stimato e potente gallerista Emilio Mazzoli ricorda come nel 1981 un giovanissimo Jean-Michel Basquiat, in Italia per la sua prima mostra, si vide rifiutare un muro di cemento nella periferia di Modena: l&#8217;amministrazione non cap\u00ec che avvallare quell&#8217;intervento, che all&#8217;epoca si sarebbe rivelato innovativo e di rottura, nel giro di pochi anni avrebbe permesso alla citt\u00e0 di potersi fregiare di un&#8217;opera pubblica di un grande artista.<\/p>\n<p>Pisa \u00e8 stata pi\u00f9 lungimirante: oltre ad ospitare capolavori assoluti dell&#8217;arte medievale, \u00e8 la madrina di alcuni tra i primi e pi\u00f9 importanti eventi legati all&#8217;arte di strada: qui si trova infatti &#8220;Tuttomondo&#8221;, un&#8217;opera di Keith Haring del 1989, il suo murale pi\u00f9 grande tuttora esistente, ed \u00e8 qui che nel 1996 \u00e8 stata realizzata la prima edizione di &#8220;Panico Totale&#8221;, un evento seminale per il writing italiano dal quale sarebbero poi emersi numerosi talenti e che ha ospitato alcuni tra i pi\u00f9 importanti writer e street artist del mondo come Phase II, Daim, Joys e SatOne.<\/p>\n<p>Oggi l&#8217;arte urbana sta indiscutibilmente vivendo la sua et\u00e0 dell&#8217;oro: dalla Russia al Brasile, dal Sud Africa alla Corea, passando chiaramente per gli Stati Uniti e l&#8217;Europa, non c&#8217;\u00e8 nazione nella quale i media non siano invasi da notizie relative all&#8217;ultima opera lasciata in strada da Banksy o all&#8217;ultimo graffiante murale di Blu.  <\/p>\n<p>Il web &#8211; sempre pi\u00f9 deputato a mezzo universale di informazione e comunicazione &#8211; diffonde in tempo reale immagini di opere che spesso sono destinate a vivere per brevi periodi. Nel frattempo, stanno nascendo nuovi servizi per il turismo che permettono agli appassionati di vedere dal vivo e di immortalare queste opere prima che spariscano (&#8220;street art tour&#8221;), creando nuove occasioni economiche per le citt\u00e0 che le ospitano. In alcuni casi, vere e proprie &#8220;mappe dell&#8217;arte urbana&#8221; vengono realizzate con il patrocinio dei comuni interessati.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;interesse delle istituzioni e dei collezionisti \u00e8 in crescita costante: la necessit\u00e0 di dialogare con le nuove generazioni e le sottoculture che le rappresentano (di cui spesso writing e arte urbana sono espressione tangibile e visibile), cos\u00ec come la volont\u00e0 di riqualificare o rigenerare porzioni di territorio, spingono la cultura ufficiale e gli investitori a contatto con una forma d&#8217;arte che ha comunque pi\u00f9 di 40 anni di storia e che ormai \u00e8 entrata a pieno titolo nei musei e nei corsi universitari.<\/p>\n<p>I tempi sono dunque maturi perch\u00e9 questa tradizione &#8211; che dal 1989 ad oggi \u00e8 stata mantenuta viva grazie alla passione e al talento di alcuni artisti e curatori  &#8211; abbia la possibilit\u00e0 di esplodere in tutta la sua dirompenza e di arricchire la proposta culturale della citt\u00e0. Sia per rendere in termini economici, eventualmente, che per premiare l&#8217;intelligenza politica che ha saputo cogliere nelle &#8220;cose preziose&#8221; gi\u00e0 presenti sui muri di Pisa e nel sostegno alla realizzazione di nuovi interventi, una strada che conduce alla contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>From here to fame<\/strong><\/p>\n<p>Nel gergo dei writer, le hall of fame sono pareti sulle quali \u00e8 consentito dipingere, &#8220;palestre&#8221; dove comporre opere complesse o semplicemente affinare le proprie abilit\u00e0, trovandosi con gli amici a realizzare qualcosa di creativo.<\/p>\n<p>Questi spazi non hanno solo una funzione culturale, ma anche sociale, perch\u00e9 sono al tempo stesso laboratorio artistico e punto di aggregazione, fornendo ai writer ancora inesperti la possibilit\u00e0 di entrare in contatto con gli artisti pi\u00f9 navigati, che a loro volta trasmettono un sapere e un codice di comportamento.<\/p>\n<p>Le hall of fame rappresentano quindi l&#8217;alternativa pi\u00f9 organica alla proliferazione degli sfoghi meno consapevoli che osserviamo sui muri delle nostre citt\u00e0, ma ci\u00f2 nonostante \u00e8 raro che gli uffici pubblici si dispongano a concederle.<\/p>\n<p>Da un lato la repressione assicura un consenso molto pi\u00f9 immediato, dall&#8217;altro la burocrazia non tiene il passo dei mutamenti sociali, imponendo al fenomeno dei &#8220;graffiti metropolitani&#8221; uno slittamento nella sfera dell&#8217;ordine pubblico. Oppure, nel migliore dei casi, anche quando ottiene una legittimit\u00e0 occasionale e temporanea, l&#8217;iniziativa dei writer viene subordinata alla mediazione formale di un&#8217;associazione o di un circolo, che ne snaturano il significato.<\/p>\n<p>Al contrario, con il progetto Indoor Outdoor la citt\u00e0 di Pisa ha deciso di riservare alcune pareti all&#8217;uso di hall of fame completamente libere, dove chiunque potr\u00e0 realizzare le sue opere senza affiliazioni di alcun tipo e per un tempo indeterminato. Si tratta di una scelta coraggiosa, lungimirante e unica in Italia, di un approccio innovativo che sancisce la nascita di incubatori &#8220;outdoor&#8221; per nuovi talenti, garantendo contemporaneamente il rispetto dei principi fondamentali dell&#8217;arte urbana (tutti possono esprimersi liberamente) e la tutela delle infrastrutture che si vogliono preservare, assicurando alla citt\u00e0 un maggiore decoro.<\/p>\n<p><strong>Un cerchio che si chiude<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;arte pubblica \u00e8 una macro-categoria che comprende statue, fontane, murales ma anche quella che su tutti i giornali \u00e8 normalmente chiamata &#8220;arte urbana&#8221;, che a sua volta raggruppa writing, sticker, stencil e tutto ci\u00f2 viene applicato pi\u00f9 o meno legalmente alle infrastrutture della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Indoor Outdoor racconta una storia pi\u00f9 attuale, racconta quello che pu\u00f2 essere definito post graffitismo, ovvero l&#8217;evoluzione di artisti che, nati e maturati come writer, hanno sviluppato sensibilit\u00e0 e necessit\u00e0 espressive tali per cui il solo lettering applicato alle infrastrutture \u00e8 diventato &#8211; col tempo &#8211; incapace di raccontarli in pieno, spingendoli verso poetiche nuove.<\/p>\n<p>Disciplina per definizione senza regole, il writing ha per\u00f2 codici precisi e limiti che possono diventare asfissianti, superati i quali si trasforma in qualcos&#8217;altro, per entrare in un ambito nel quale sono ancora le pareti delle citt\u00e0 a risultare il supporto privilegiato, ma che si completa con l&#8217;ingresso nelle gallerie d&#8217;arte, deputate ad aggiungere possibilit\u00e0 e libert\u00e0 agli artisti e a fornire ci\u00f2 che la strada da sola, in qualche modo, non \u00e8 pi\u00f9 in grado di garantire.<\/p>\n<p>Coinvolgendo gli artisti nella realizzazione parallela di sei grandi pareti ed una mostra collettiva, si permette quindi al pubblico di Indoor Outdoor di capire e apprezzare l&#8217;intero ciclo che descrive una forma d&#8217;arte pi\u00f9 che mai attuale, che nasce in strada ed evolve fino ad entrare in gallerie, musei e case, senza perdere nulla della sua energia e del suo messaggio.<\/p>\n<p>Le opere, tanto quelle realizzate outdoor quanto quelle pensate per essere viste indoor, risultano frutto della forma mentis plasmata dal writing, vero valore aggiunto di questo movimento artistico. La differenza viene determinata dall&#8217;adattamento alle differenti condizioni che la strada e la galleria mettono a disposizione, le diverse possibilit\u00e0 materiali. Sar\u00e0 quindi interessante assistere al modo in cui gli artisti si rapportano a un grande muro, alla tela o a una carta di dimensioni anche molto ridotte: la differenza nelle tecniche, l&#8217;approccio coi dettagli e le variazioni relative al rapporto tra le opere e il contesto.<\/p>\n<p><strong>ARTISTI<\/strong><\/p>\n<p>Ogni artista ospitato da Indoor Outodoor declina a suo modo l&#8217;esperienza di writer, alcuni prediligendo l&#8217;arte figurativa, altri ricorrendo ancora una volta a quelle lettere che li hanno accompagnati durante tutto il percorso artistico:<\/p>\n<p><strong>Francesco Barbieri<\/strong>, attraverso  la rappresentazione grafica e spettrale di paesaggi urbani, citt\u00e0 e mezzi di trasporto che dovrebbero brulicare di vita, racconta la percezione di chi attraverso l&#8217;arte ricerca di dare vita a luoghi effettivamente sovraffollati, ma totalmente privi di umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Personaggi umani e umanoidi, animali e pattern astratti sono invece i motivi ricorrenti di<strong> Aris<\/strong> e <strong>Giorgio Bartocci<\/strong>, due artisti che usano linguaggi e tecniche differenti ma le cui opere derivano dalle lettere con le quali hanno composto i loro nomi per pi\u00f9 di 15 anni, prima che l&#8217;evoluzione li portasse a  manipolarle a tale punto, da sublimarle in rappresentazioni figurative.<\/p>\n<p>Le lettere rimangono invece protagoniste del lavoro di <strong>Lineapiatta <\/strong>(nome dietro il quale si cela un collettivo), <strong>Etnik<\/strong> e <strong>Soap The Wizard<\/strong> che propongono opere direttamente derivate dal writing. <\/p>\n<p><strong>Etnik<\/strong> &#8220;scolpisce&#8221; il suo nome in lettere tridimensionali, strutture imponenti ma allo stesso tempo cos\u00ec leggere da dare vita a citt\u00e0 fluttuanti, mondi sospesi dove cemento e natura si compenetrano in una raffigurazione critica e fantastica della realt\u00e0.<br \/>\nL&#8217;habitat del writer viene quindi rappresentato e dipinto dalle lettere e dai volumi che le intersecano,  creando un raffinato gioco di mise en abyme.<\/p>\n<p>Un approccio istintivo, quasi antitetico, caratterizza invece le opere di <strong>Soap The Wizard<\/strong>, la cui ricerca sul lettering arriva all&#8217;estremo trasformando l&#8217;esercizio calligrafico in logo-design e pura grafica: partendo dalle radici del writing, le lettere e le colorazioni dei primissimi dipinti comparsi sulle subway newyorchesi \u00a0all&#8217;inizio degli anni 70, arriva alla creazione di un linguaggio proprio, in cui spesso un elemento prende il sopravvento, divenendo simbolo e sostituendosi alla firma.<\/p>\n<p><strong>Lineapiatta<\/strong>, collettivo costituito da <strong>Massimo Sospetto<\/strong> e <strong>Daniele Tozzi<\/strong>, coniuga calligrafia, grafica e tipografia.\u00a0<\/p>\n<p>Campiture compatte e monocromatiche, linee taglienti e nette proprie della grafica vettoriale sono il manifesto di <strong>Massimo Sospetto<\/strong>.\u00a0<br \/>\nIl senso di freddezza e precisione che emana dalle sue opere realizzate per gli spazi espositivi, grafiche realizzate a computer stampate ed applicate su supporti diversi, si ritrova inalterato nei lavori realizzati artigianalmente su muro, frutto di una tecnica maniacale maturata con infinite ore di pratica ed esercizi di ripetizione.<\/p>\n<p><strong>Daniele Tozzi<\/strong> reinterpreta invece quella che pu\u00f2 essere definita la &#8220;madre nobile&#8221; del writing, la calligrafia, creando\u00a0 calligrammi, scritte che compongono disegni. Un esercizio puramente grafico, linee nette e tinte piatte, che, attraverso l&#8217;interpretazione frutto dell&#8217;esperienza di writer, attualizza una pratica &#8220;uccisa&#8221; da Gutenberg nel XV secolo.<\/p>\n<p>                                              <em>testo a cura di<\/em> :    Pietro Rivasi<\/p>\n<p><strong>venerdi 13 giugno 2014 :Inaugurazione Mostra presso Centro Espositivo SMS, viale delle Piagge, Pisa<\/strong><\/p>\n<p>h.19:00 &#8211; Presentazione progettoalla presenza degli artisti. Interviene Pietro Rivasi (Fondatore di &#8220;Icone&#8221;,<br \/>\nfestival internazionale di arte urbana, e socio di  D406 &#8211; Fedeli alla linea, galleria d&#8217;arte contemporanea, Modena)<\/p>\n<p>A seguire &#8211; Aperitivo di benvenuto<br \/>\n_________________________________________<\/p>\n<p>Espongono:<br \/>\n&#8211; <strong>ARIS<\/strong><br \/>\n&#8211; <strong>ETNIK<\/strong><br \/>\n&#8211; <strong>FRANCESCO BARBIERI<\/strong><br \/>\n&#8211; <strong>GIORGIO BARTOCCI<\/strong><br \/>\n&#8211; <strong>LINEAPIATTA<\/strong><br \/>\n&#8211; <strong>SOAP THE WIZARD<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Indoor Outdoor si propone come momento di riflessione sullo stato dell&#8217;arte dell&#8217;arte urbana in Italia e come modello per un nuovo modo di concepire il rapporto tra writing ed istituzioni. 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