{"id":278,"date":"2013-10-28T16:16:52","date_gmt":"2013-10-28T15:16:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/?p=278"},"modified":"2013-10-28T16:21:00","modified_gmt":"2013-10-28T15:21:00","slug":"intervista-per-rdv","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/?p=278","title":{"rendered":"intervista per RDV"},"content":{"rendered":"<p>La curatrice pisana Alessandra Ioal\u00e8 mi ha intervistato per il suo blog RDV.<br \/>\nRiporto il testo dell&#8217;intervista qui, ma se andate sul suo blog<br \/>\n<a href=\"http:\/\/alessandraioalerdv.wordpress.com\/2013\/10\/21\/francesco-barbieri-suburban-blues-conversazioni-autore\/\" target=\"_blank\">http:\/\/alessandraioalerdv.wordpress.com\/2013\/10\/21\/francesco-barbieri-suburban-blues-conversazioni-autore\/<\/a><br \/>\ntrovate molte pi\u00f9 foto dei miei lavori, oltre a varie interviste a interessanti artisti e altre notizie..<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/landscape37.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/landscape37.jpg\" alt=\"landscape37\" width=\"624\" height=\"630\" class=\"alignnone size-full wp-image-279\" srcset=\"http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/landscape37.jpg 624w, http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/landscape37-150x150.jpg 150w, http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/landscape37-297x300.jpg 297w, http:\/\/www.francescobarbieri.eu\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/landscape37-304x306.jpg 304w\" sizes=\"auto, (max-width: 624px) 100vw, 624px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Questo 2013 ti ha portato belle e nuove occasioni di conoscenza e diffusione del tuo lavoro, che ti hanno messo alla prova con opere su grande superficie. Parlami della tua esperienza al Festival Icone 5.9, che quest\u2019anno \u00e8 stato dedicato ai terremotati dell\u2019Emilia.<\/strong><\/p>\n<p>Ciao Alessandra.. credo che Icone sia al momento il festival pi\u00f9 significativo in Italia, grazie anche all\u2019esperienza e professionalit\u00e0 di un curatore come Pietro Rivasi. Sono stato molto contento di essere inserito nella line up di quest\u2019anno e di aver potuto partecipare. Ormai Icone ha una sua storia, che continua a evolversi: guardo con interesse al coinvolgimento di una galleria come la D406 nell\u2019evento, con tutte le potenzialit\u00e0 di questa sinergia. Riguardo alla mia esperienza personale.. che dire? E\u2019 andato tutto benissimo! Era la prima volta che provavo a fare uno dei miei landscape su grandi dimensioni, e il lavoro \u00e8 venuto esattamente come lo volevo\u2026 mi hanno anche assegnato un muro che era del formato perfetto al mio scopo. Ho notato che a Modena c\u2019\u00e8 comunque un po\u2019 di gente che segue queste cose: ci hanno fatto sentire con calore che il nostro lavoro era apprezzato. E infine non posso non salutare gli amici con i quali ho condiviso quest\u2019esperienza: Etnik e Bizarre Dee, c\u2019\u00e8 sempre un grande scambio con loro, non solo a livello artistico ma anche, e soprattutto, a livello umano.<\/p>\n<p><strong>Parlami della tua ultima personale \u201cHinterland: visioni liquide urbane\u201d realizzata all\u2019interno degli spazi espositivi dello storico Palazzo Pretorio di Vicopisano. In cosa si differenzia dalle altre precedenti personali? Che selezione di opere hai fatto stavolta e perch\u00e9?<br \/>\n<\/strong><br \/>\nDiciamo che \u00e8 la mia prima mostra personale che riguarda esclusivamente i quadri della serie \u201cSuburban Blues\u201d ovvero i paesaggi urbani e ferroviari. Come ricorderai nelle precedenti mostre personali avevo incluso anche dipinti astratti, legati a immagini spaziali e psichedeliche, o altri esperimenti pi\u00f9 legati ai graffiti con la tecnica del  collage su tela. In realt\u00e0 ho incorporato nei paesaggi alcune tecniche che avevo sviluppato con quei quadri . Hinterland \u00e8 la mostra che segna il passaggio a questa svolta e che anticipa la direzione nella quale voglio andare. E\u2019 stato anche molto interessante portare questo tipo di opere in un contesto straniante come il borgo di Vicopisano e osservare le reazioni a questo contrasto. Ringrazio l\u2019associazione La Stellaria per avermi offerto questa possibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Ci sono dei quartieri che ti hanno colpito e che ti colpiscono ancora oggi quando ci torni? Quelli che magari ritrai pi\u00f9 spesso.<br \/>\n<\/strong><br \/>\nPotrei parlarti di Secondigliano o di Harlem o delle periferie di S.Pietroburgo, ma la verit\u00e0 \u00e8 che non mi interessa pi\u00f9 la singola esperienza, quanto piuttosto l\u2019intero bagaglio di cose che ho vissuto. Prima, nella realizzazione di un quadro, ero molto legato a un\u2019immagine, a un determinato momento di quando ero andato in un luogo che mi aveva colpito. Ho notato che legarmi cos\u00ec tanto alla singola immagine (quindi alla singola esperienza) limitava in qualche modo la mia spontaneit\u00e0 nel dipingere. Ho capito alla fine che tutte quelle situazioni, tutto quel frequentare un certo tipo di luoghi per anni, ormai fa parte di me e che semplicemente mi esprimo cos\u00ec, \u00e8 diventato il mio linguaggio. Non ho pi\u00f9 bisogno di ritrarre quella singola stazione.. mi sono interessato all\u2019architettura e allo sguardo fotografico sulla citt\u00e0. Adesso posso anche mixare due o pi\u00f9 paesaggi, prendere alcuni elementi o inventarne altri, sto cercando di creare un mio linguaggio fluido e in divenire per esprimere quello che ho dentro.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le sensazioni ed emozioni che ti suscita il vivere la periferia. Qual \u00e8 il lato o i lati affascinanti delle zone periferiche urbane?<\/strong><\/p>\n<p>Prima di tutto non \u00e8 stata una scelta consapevole e programmata, ma direi pi\u00f9 una scelta obbligata. Quando ero un writer molto attivo, come tutti i writers, frequentavo certe zone pi\u00f9 di altre, semplicemente perch\u00e9 l\u00ec c\u2019erano gli spot migliori e pi\u00f9 interessanti per dipingere. Ho notato che in qualsiasi citt\u00e0 fossi, alla fine in un modo o nell\u2019altro mi trovavo sempre in quel tipo di realt\u00e0.. e ho iniziato a ragionarci sopra. Ne parlavo un po\u2019 di tempo fa con un amico, anche lui un writer che ha viaggiato molto e mi diceva: \u201canche se ormai non dipingo pi\u00f9 tanto o non viaggio pi\u00f9 con lo scopo di dipingere, quando sono in una citt\u00e0 che non conosco, dopo aver visto le tipiche attrazioni turistiche, prendo sempre la metro o un treno suburbano e vado fino al capolinea. Dopo scendo e mi faccio un giro li, dove un normale turista non andrebbe mai. Altrimenti non capisco bene la citt\u00e0\u201d. <\/p>\n<p><strong>Quali invece, se esistono, sono quelli che magari ti mettono disagio?<br \/>\n<\/strong><br \/>\nQualche momento di tensione, \u00e8 inevitabile.<\/p>\n<p><strong>Le tue tele si caratterizzano per un uso peculiare di colori psichedelici. C\u2019\u00e8 un legame tra queste sensazioni\/emozioni e la scelta della gamma cromatica?<br \/>\n<\/strong><br \/>\nDici? Penso che ci sia un\u2019 impronta psichedelica, ma oggi ci sono artisti nel nostro movimento che spingono questo aspetto molto pi\u00f9 di me.. voglio dire marcatamente psichedelici. Ho un po\u2019 di influenze che fanno parte del mio bagaglio culturale (Griffin, Crumb, Joshua Light Show ecc\u2026) ma la realt\u00e0 \u00e8 che io spesso dipingo con i colori che ho. Non sto a programmare troppo, semplicemente vedo cosa ho nelle mie riserve e li accoppio come piace a me.. il risultato \u00e8 vagamente psichedelico. Ho notato che se li programmo troppo i colori alla fine vengono fuori accostamenti pi\u00f9 banali di quello che vorrei, mentre quando faccio con quello che ho sottomano al momento vengono fuori accostamenti improbabili e indubbiamente pi\u00f9 interessanti. E\u2019 una cosa che ho imparato con i graffiti: fare del tuo meglio con il poco che hai a disposizione.<\/p>\n<p><strong>Quest\u2019anno, come negli anni passati, hai avuto anche la possibilit\u00e0 di cimentarti in nuove esperienze, che ti hanno permesso di mostrare la tua capacit\u00e0 di rielaborazione e versatilit\u00e0 tecnica in discipline di nicchia come il libro d\u2019artista, per la seconda volta, e per la prima volta anche nella realizzazione tridimensionale delle tue opere. Mi vorresti parlare dell\u2019approccio che ogni volta hai adottato per affrontare queste sfide?<\/strong><\/p>\n<p>Si tratta di cose che ovviamente non avrei mai fatto se di volta in volta non fossi stato spronato dall\u2019occasione di una mostra o da qualcuno che \u00e8 riuscito a trasmettermi la curiosit\u00e0 necessaria per uscire dalla mia piccola zona di comfort e cimentarmi con un tipo di lavoro per me inusuale. Per quel che riguarda il libro d\u2019artista \u00e8 stato sicuramente Delio Gennai a \u201ciniziarmi\u201d a questa disciplina (che per\u00f2 non \u00e8 assolutamente di nicchia secondo me!). L\u2019approccio \u00e8 abbastanza semplice: materiali poveri a disposizione di tutti sui quali spesso applico i miei contenuti grazie alle tecniche che conosco meglio: pittura, disegno e a volte anche fotografia (non sono assolutamente un fotografo ma in qualche modo la fotografia ha avuto sempre un certo ruolo nel mio processo creativo). In generale penso che sia utile provare a fare cose che normalmente non faresti, anche se naturalmente costa fatica e ti devi forzare, diciamo che in qualche modo ti fa crescere. <\/p>\n<p><strong>Progetti per il futuro?<\/strong><\/p>\n<p>Ho diversi progetti per il 2014, ma siccome sono per lo pi\u00f9 allo stato embrionale, per scaramanzia non ne parlo! A breve termine parteciper\u00f2 a una mostra collettiva all\u2019interno di Paratissima a Torino con Corn79, MrFijodor, Etnik, Giorgio Bartocci e altri ancora.<\/p>\n<p><strong>Un consiglio d\u2019autore<br \/>\n<\/strong><br \/>\nCopritevi ammodo che arriva l\u2019inverno!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La curatrice pisana Alessandra Ioal\u00e8 mi ha intervistato per il suo blog RDV. 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