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Francesco Barbieri usa muri e tele quali supporti: consapevole della differenza di contesti e modalità di percezione dell’immagine, Francesco prende comunque come riferimento d’interesse le città, le periferie, il valore della comunicazione dell’immagine, la varietà di materiali utilizzati per creare spiazzamento e una qualità leggermente confusiva nella realizzazione delle suggestioni.Delle città dai colori improbabili restituisce imprecisi skyline, scheletri geometrici, intrecci di linee orizzontali e verticali che costituiscono l’ossatura dell’orizzonte della visione.

Le sue sono sempre immagini percepite in un battito di ciglia, come dal finestrino di un treno in corsa: dalla suggestione (evitando descrizioni) di paesaggi urbani delle molte città in cui ha lavorato come writer a contesti frequentati e percepiti con la velocità e la rapidità delle carrozze in movimento.

Spray e acrilici si succedono e sono utilizzati per creare effetti, riflettere sulla capacità dei segni di comunicare ora lentezza ora velocità, nell’alternanza di lucidi e opacità che è la sigla delle visioni più fantastiche, mutuate in parte dai fumetti e in parte da immagini televisive e comunque legati ad una cultura popolare, con missili e macchine complesse in giro in uno spazio animatissimo e brulicante. Così come confusivi risultano ad un primo colpo d’occhio i collage: lettere, segni, pagine disegnate e incollate, carte da parati o decorative si alternano a scritte, su superfici che spiazzano in quanto si percepisce che possano essere lette a strati multipli e che ci impongono di trovare una sorta di bandolo della matassa, un’immagine residua che ci interessa più delle altre perchè ci colpisce di più o ci è più familiare. Da questa si parte per un viaggio: tra scritte e decori che ribaltano le nostre modalità di lettura da sinistra a destra e dal basso in alto, e che compongono le stratificazioni come di muri scritti e cancellati da innumerevoli interventi e di cui rimangono, come sui muri, brandelli irrecuperabili di manifesti, avvisi, interventi e proteste, improperi e frasi d’amore. Come sui muri, ritenuti talmente cosa pubblica, da renderli lavagne universali, portatori di messaggi personali che diventano verità di tutti o momento di sdegni comuni ma comunque meritevoli di essere declamati a gran voce.

Nella tela, dalla strada, Francesco porta il suo modo di porsi di fronte alla visione: che sia una firma scritta su un treno in velocità o una città vista in generale e non nel particolare, o uno spazio ampio, amplissimo per riflettere su una sorta di galleggiamento cosmico invaso da metalli e macchine, o, infine, una pratica di galleggiamento su un muro invaso da stratificazioni di presenze, di voci, e di necessità leggere o impegnative.

Ilaria Mariotti